"Anfora di Exechias"
Anfora attica a figure nere attribuita ad Exechias. Integra. Mancante di alcune piccole parti presso l’orlo ed il piede. Vernice lucida coprente presso il labbro ed il collo. Al di sotto, tra un motivo a palmette ed una sottile linea orizzontale si inserisce la scena figurata. Presso il lato A, al centro Achille e Aiace, seduti su supporti quadrangolari, sono intenti a giocare. Ai margini della scena, partendo da sinistra, uno scudo beota, quattro lance, un elmo e uno scudo beota. Presso il lato B, a sinistra, Polluce, stante in nudità e rivolto verso destra, gioca con un cane, segue Leda, anch’essa stante e rivolta verso destra, intenta a porgere un fiore verso Castore, atto a tenere le briglie del cavallo Kyllaros. A destra, Tidareo, stante e rivolto con il busto verso sinistra, è intento ad accarezzare il cavallo Kyllaros. La decorazione sovradipinta evidenzia ulteriori dettagli dei corpi e delle vesti. Presso il collo: [Εχσε]κιας εγραφσε καποιεσε με. Lato A, presso il lato sinistro della schiena di Achille: Εχσεκιας εποιεσεν. Presso il lato sinistro dell’elmo di Achille: Αχιλ<λ>εος. Presso la bocca di Achille: τεσ<σ>αρα. Presso il lato sinistro della bocca di Aiace: τρια. Sopra la testa di Aiace: Αιαντος. A destra della schiena di Aiace: Ονετ̣οριδες κ̣αλος. Lato B, sopra la testa di Polluce: Πολυδευκες. A sinistra della schiena di Leda: Λεδα. Sotto il cavallo di Castore: Ονετοριδε<ς> καλος. Sopra la sua testa: Καστορ. A destra delle zampe posteriori del cavallo di Castore: Κυλ<λ>αρος. A sinistra del volto di Tindaro, di fronte a lui: Τυνδαρ(ε)ος. L’anfora si data tra il 540-530 a.C.
A.S.
L’anfora fu un dono dei fratelli Candelori rivolto a papa Gregorio XVI. Nel 1834, il Museo Gregoriano Etrusco acquisì così la celebre anfora attica a figure nere di Exekias.
S. Bruni, Alessandro François, i fratelli Candelori e la scoperta dell’anfora di Exechias donata a Gregorio XVI, in Chroniques vulciennes, 1. De l’âge d’or des fouilles à la création du service de tutelle des monuments, 2023, pp. 43-65, fig. 1.
