"Kantharos"
Kantharos in bucchero (Tipo 3e Rasmussen, Forma 3762 Gran-Aymerich) con labbro decorato da tre solcature, anse a nastro sormontati, vasca carenata decorata a punte di diamante e basso piede a tromba. Questo tipo di vaso per bere, probabilmente prodotto in Etruria meridionale, è diffuso tra il 625 e il 550 a.C., sia localmente sia nel resto del Mediterraneo con particolari concentrazioni in Francia, Cartagine, Sardegna e Sicilia. Sulla vasca esterna, tra le due anse, è stata graffita un’iscrizione in lingua etrusca dal ductus sinistrorso e scriptio continua (alt. lettere 0,6-1,3 o 1,0-1,5 cm). La grafia è tipica delle iscrizioni arcaiche, come mostrano il my a cinque tratti, il rho con peduncolo in basso ed il primo sigma ancora retrogrado. Il testo, che recita mi repesunas aviles, ovvero io (sono) di Avile Repesuna (CIE 11146), è redatto secondo la ben nota formula dell’oggetto parlante, con il praenomen del possessore dell’oggetto postposto al gentilizio. Il gentilizio Repesuna compare nuovamente, nella forma repusiunaś, su una stele rivenuta nel territorio volterrano (VI secolo a.C.).
V.B.
Il kantharos è stato rinvenuto nel 1829 nella necropoli di Campomorto, in prossimità del torrente Timone, a seguito della prima campagna di scavi condotta da Agostino Feoli. Il vaso è stato acquistato da Richard Woollett e successivamente venduto al British Museum insieme alla sua collezione a partire dal 1953.
G. Micali, Storia degli antichi popoli italiani III, Firenze 1849, p. 26 n. 9, tav. XXVII,9 e CI,15;
A. Fabretti, Corpus Inscriptionum Italicarum, Torino 1867, CII 2612.
M. PALLOTTINO, Testimonia linguae etruscae, Firenze 1954, TLE 765.
D.J. Strong, The Early Etruscans, London 1968, p. 52 tav. V;
M. Cristofani, in Rivista di Epigrafia Etrusca XLI, Firenze 1974, p. 352 n. 158, Tav. LXXXIX.
L. Bonfante, Etruscan, in Reading the Past, London 1990, pp. 39-40 n. 30, fig. 30.
M. Pandolfini Angeletti, Corpus Inscriptionum Etruscarum, 3,3 (tit. 10951-11538), Roma 1994, CIE 11146.
M. Morandi Tarabella, Prosopographia Etrusca I: Etruria Meridionale, Roma 2004, p. 424 n. CDLXVIII.1 nota 966.
P. Perkins, Etruscan Bucchero in the British Museum, London 2007, p. 48 n. 179, fig. 179a-c.
G. Meiser (a cura di), Etruskische Texte (auf grundlage der erstausgabe von Helmut Rix), Hamburg 2014, Vc 2.71 e OA 2.7.
Studi sulla classe:
B. Rasmussen, Bucchero Pottery from Southern Etruria, Cambridge 1979, pp. 104-106 Type 3e.
J. Gran-Aymerich, Les vases de bucchero. Le monde étrusque entre Orient et Occident, Roma 2017, p. 78 forma 3760, tavv. 84-88.
Sulla stele di Volterra:
O.A. Danielsson – C. Pauli, Corpus Inscriptionum Etruscarum, I (tit. 1-4917), Lipsia 1893-1902, CIE 4620.
G. Meiser (a cura di), Etruskische Texte (auf grundlage der erstausgabe von Helmut Rix), Hamburg 2014, Vt 1.82.
